
Ritratto di Vittoria della Rovere in veste di Tuccia
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La storia
Tuccia era una vestale accusata di aver rotto il voto di castità. Chiese alla dea Vesta una prova, scese al Tevere e riportò l'acqua al tempio dentro un setaccio senza perderne una goccia. Plinio raccontò l'episodio, Petrarca la mise nel Trionfo della Pudicizia, e da lì il setaccio diventò un attributo che una donna poteva farsi dipingere in mano nei ritratti di corte. Il catalogo Zeri colloca questo quadro tra il 1634 e il 1640. Nel 1637, nel mezzo di quell'arco, furono celebrate in pubblico le nozze di Vittoria della Rovere con Ferdinando II, tre anni dopo il matrimonio privato che lei aveva contratto a 12 anni. Qui ne ha circa 15, i capelli sciolti, il cielo aperto alle spalle. La mano poggia sul setaccio, l'unico oggetto che dichiara chi stia impersonando.



