
Sant'Agnese e santa Domitilla
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La storia
Le due tavole sono unite da cerniere, così che il dittico si chiude come un libro e si può portare con sé. Oggetti di questo tipo servivano alla preghiera privata, in una casa, nella cella di una monaca o in una piccola cappella. Le aureole d'oro portano scritti i nomi, perché non ci siano dubbi, Santa Agnese martire e Santa Domitilla vergine.
Tutte e due appartengono ai primi secoli della Roma cristiana. Agnese, secondo la tradizione una ragazza di 12 o 13 anni, morì nelle persecuzioni dei primi anni del IV secolo. Domitilla, stando alla sua leggenda, era una nobile imparentata con l'imperatore Domiziano, mandata in esilio su un'isola per la sua fede e poi uccisa.
Nel 1913 il dittico fu descritto come opera orcagnesca, nella maniera dell'Orcagna, il pittore fiorentino di maggior peso di quella generazione. Nel 1932 il conoscitore americano Bernard Berenson lo diede ad Andrea di Bonaiuto, e quasi tutti gli studiosi lo hanno seguito, anche se c'è chi vede accanto a lui un collaboratore senese. Lo Stato italiano lo comprò nel 1900 dall'ospedale di Santa Maria Nuova e lo destinò subito all'Accademia.
