
Autoritratto di Pârvu Mutu
Dettagli
La storia
Verso la fine del Seicento il boiaro Mănăilă fece costruire a Bordești, vicino al confine di allora tra Valacchia e Moldavia, la chiesetta di un eremo. La affrescò Pârvu Mutu, che tra le figure dipinte mise anche sé stesso. Nella tradizione ortodossa i pittori di chiese erano rimasti a lungo anonimi, e il museo legge questo ritratto come il segno di un'epoca in cui le corporazioni di mestiere crescevano e un maestro poteva aspirare a una posizione rispettabile.
Mutu si fa vedere al lavoro. Nella destra alzata tiene il pennello, nella sinistra un piccolo recipiente, che le fonti descrivono come una conchiglia per stemperare i colori. Un passo dietro di lui c'è l'apprendista Radu, più giovane e più basso, che stringe al petto un frattazzo chiaro e appuntito, l'attrezzo con cui si lisciava l'intonaco fresco prima di dipingere. Il maestro indossa un lungo caftano viola abbottonato fitto e un mantello verde, l'abito di un laico benestante.
Più tardi la chiesa fu abbandonata e rimase aperta per decenni, e i visitatori incisero lettere nella pittura. Quei graffi attraversano il caftano, il fondo ocra e la veste azzurra di Radu, e sono rimasti sul frammento quando fu staccato dal muro, a metà del Novecento.
