
L'Immacolata Concezione con sant'Anselmo e san Martino
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La storia
Quando Crespi dipinse questa pala, in un momento fra il 1730 circa e il 1737, i benedettini di San Sisto a Piacenza possedevano ancora il quadro più famoso della città, la Madonna che Raffaello aveva dipinto per la loro chiesa due secoli prima. Una ventina d'anni dopo i monaci la vendettero ad Augusto III, elettore di Sassonia e re di Polonia, e nel 1754 la Madonna Sistina partì per Dresda. La tela di Crespi restò invece in chiesa fino al 1803, quando Piacenza era sotto il controllo francese e il dipinto fu prelevato e portato in Francia.
I due santi si addicono a una casa benedettina. Sant'Anselmo, monaco poi arcivescovo di Canterbury, fu a lungo considerato colui che aveva diffuso la festa dell'Immacolata Concezione, cioè la fede che Maria fosse preservata dal peccato originale fin dal momento del suo concepimento. San Martino di Tours, il soldato romano diventato vescovo, fondò alcuni dei primi monasteri della Gallia. In Francia la tela, alta più di due metri, rimase per 80 anni in deposito al castello di Compiègne, dal 1874 al 1954.




