
Il Redentore in gloria
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La storia
Per gran parte della sua storia vaticana questo Cristo è stato considerato una copia o un'opera di scuola. A cambiare le cose fu una mostra a Correggio, dove il restauratore Claudio Rossi de Gasperis accompagnò il dipinto e lo studioso Giuseppe Adani rimase colpito dalla sua qualità. Rossi de Gasperis gli fece notare i numerosi pentimenti, correzioni che nascono in fase creativa e che una copia, che riprende contorni già compiuti, di solito non mostra. Le indagini diagnostiche e il restauro concluso nel 2011 confermarono la mano di Antonio Allegri.
Quei pentimenti hanno una storia precisa. Il Correggio dipinse la tela intorno al 1525 come cimasa del Trittico dell'Umanità di Cristo, per l'altare maggiore di Santa Maria della Misericordia nella sua città, una macchina d'altare pensata per custodire una venerata Madonna in terracotta. Secondo il restauratore, le correzioni furono fatte solo dopo aver montato l'opera finita a circa due metri e mezzo da terra. Guardandola dal basso, il pittore si accorse di errori prospettici e allargò il torace, le braccia e gli avambracci di Cristo e le dita della mano destra, dipingendo sopra il cielo ormai asciutto, tanto che i due colori non si sono fusi.
Nel 1613 la confraternita vendette il quadro, e nel 1666 fu tra i premi di una lotteria pubblica a Venezia. Il governo pontificio lo acquistò nel 1829 e lo espose dal 1832. Per alcuni mesi del 2024 è stato a Castel Gandolfo, nel Palazzo Papale, prima di tornare in questa sala.




