Istituto Valencia di Don Juan

Istituto Valencia di Don Juan

Madrid, Spagna


La storia

Dietro una facciata neomudéjar rivestita di piastrelle, in calle Fortuny, nel quartiere madrileno di Almagro, c'è una casa che sembra ancora una collezione privata, perché lo è stata. Il diplomatico e archeologo Guillermo de Osma e sua moglie Adelaida Crooke, contessa di Valencia de Don Juan, nel 1916 trasformarono la loro dimora e tutto ciò che conteneva in una fondazione, per tenerla unita e aperta agli studiosi. Tra i primi membri del patronato c'erano l'ex capo del governo spagnolo Antonio Maura e il collezionista americano Archer Huntington.

La passione di Osma erano le arti decorative spagnole, soprattutto la ceramica a lustro dorato di Manises, vicino a Valencia, a cui dedicò un libro nel 1906. L'Istituto conserva una celebre raccolta di ceramiche ispano-moresche a lustro, insieme ad arazzi, tessuti, armi e oggetti in giaietto. Il suo archivio custodisce 710 pergamene medievali e circa 40.000 documenti più tardi, molti dei regni dei Re Cattolici e di Filippo II.

Il quadro che la maggior parte dei visitatori viene a vedere è del Greco. La sua Allegoria dell'Ordine camaldolese, del 1600 circa, mostra a volo d'uccello un eremo ideale, file di celle di monaci in una radura circolare tra le montagne. Fu probabilmente dipinta a sostegno della supplica con cui nel 1597 un frate chiese a Filippo II di portare in Spagna quell'ordine di monaci eremiti. Una versione quasi identica, un po' più grande, si trova a Valencia, nel Colegio del Patriarca.

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Collezione

1 opera