
La storia
Nel gennaio del 1904 un incendio devastò la Biblioteca Nazionale di Torino e distrusse metà di un celebre libro d'ore, un libro di preghiere iniziato per il principe francese Jean de Berry. Le sue pagine più belle sono attribuite a un artista che gli studiosi chiamano Mano G, forse Jan van Eyck in persona o qualcuno a lui molto vicino. L'altra metà era rimasta a Milano, presso la famiglia principesca dei Trivulzio. Nel 1935 un gruppo di tesori Trivulzio passò al Museo Civico di Torino, e quei fogli superstiti arrivarono qui, a Palazzo Madama. Tra questi c'è una minuscola Nascita del Battista, una scena fiamminga di camera da letto dipinta intorno al 1420.
Con lo stesso accordo giunse il ritratto di uomo sconosciuto di Antonello da Messina, firmato e datato 1476, oggi chiamato Ritratto Trivulzio dalla famiglia che lo possedeva. L'uomo guarda dritto davanti a sé su un fondo scuro, con un sorriso lieve e complice.
L'edificio vale la visita di per sé. Il suo nucleo è una porta della Torino romana, inglobata poi in un castello medievale. Nel Seicento vi abitarono due duchesse reggenti di Savoia, entrambe chiamate Madama Reale, che diedero il nome al palazzo. Intorno al 1720 l'architetto di corte Filippo Juvarra aggiunse la facciata barocca con il suo grande scalone, e nel 1861 vi si riunì il primo Senato dell'Italia unita. Il museo occupa quattro piani, con la pietra medievale nel seminterrato, la pittura gotica e rinascimentale al primo piano, le sale barocche più su e le arti decorative in cima.

