
La storia
Subito dietro la lunga ala in mattoni del Castello di Rivoli, su una collina a ovest di Torino, sorge una villa in stile provenzale costruita negli anni Sessanta da Federico Cerruti, imprenditore torinese che aveva fatto fortuna rilegando libri. In circa 45 anni la riempì di quasi 300 dipinti e sculture, eppure ci abitò pochissimo. Secondo un racconto vi trascorse una sola notte, e ci andava la domenica a leggere e a guardare. Dal 2019 la collezione è visitabile attraverso il museo del Castello, così un museo d'arte contemporanea espone oggi un Sassetta e un Pontormo, la Donna in abito giallo di Modigliani del 1918 e la Ragazza con le rose di Renoir del 1897, l'ultimo quadro acquistato da Cerruti.
Il castello in sé è la vista più insolita. Fu residenza dei duchi di Savoia, e nel 1715 il loro architetto Filippo Juvarra progettò una grandiosa ricostruzione mai portata a termine. Ne resta un corpo di fabbrica con un atrio incompiuto in mattoni a vista e, accanto, la Manica Lunga, una lunga e stretta ala di galleria del Seicento.
Alla fine degli anni Settanta le infiltrazioni d'acqua stavano facendo crollare soffitti e stucchi. La Regione Piemonte si prese cura dell'edificio, e l'architetto Andrea Bruno lo restaurò con aggiunte in acciaio e vetro che lasciano in vista la fabbrica antica, tra cui uno scalone sospeso nel vuoto e un belvedere che sporge dal muro di mattoni. Il museo aprì il 18 dicembre 1984, presentato come il primo museo d'arte contemporanea d'Italia, e la sua collezione, forte nell'Arte Povera, è esposta in sale che conservano ancora affreschi e stucchi barocchi.
