
La storia
Nella seconda sagrestia di San Martino, statue in bosso delle Virtù si ergono sopra armadi intarsiati, e la cornice soprastante scorre lungo 32 piccole scene di martirio. Pannelli ovali mettono a confronto la vita di Mosè e quella di Cristo, oltre 800 figure in tutto. Intagli e intarsi sono dei Fantoni e dei Caniana, famiglie di artigiani del legno delle valli bergamasche, e le tre sagrestie, costruite a partire dal 1676, mostrano il loro mestiere al massimo grado.
Queste sale appartengono alla Basilica di San Martino di Alzano Lombardo, cittadina della Val Seriana appena a nord-est di Bergamo, e il Museo d'Arte Sacra San Martino gestisce l'intero complesso. Le sue sale in Palazzo Pelliccioli custodiscono il tesoro della chiesa, codici miniati e paramenti, con dipinti come il Martirio di San Pietro da Verona di Palma il Vecchio, pittore nato tra i monti bergamaschi che fece carriera a Venezia, e un San Cristoforo attribuito a Tintoretto, in cui spesso si riconosce anche la mano del figlio Domenico. Tornando nella navata si trova il pulpito della basilica di Andrea Fantoni, sorretto da quattro telamoni intagliati.
