
Casa professa di Venezia
Venezia, Italia
La storia
Nel 1657 la Repubblica di Venezia vendette ai gesuiti un intero isolato a Cannaregio, con chiesa, ospedale e convento, per 50.000 ducati. L'ordine era stato espulso da Venezia nel 1606, durante lo scontro tra la Repubblica e papa Paolo V, e solo allora gli fu permesso di tornare. Gli edifici erano appartenuti ai Crociferi, un antico ordine ospedaliero che il papa aveva appena soppresso. Nel convento i gesuiti insediarono la loro casa professa.
Tra il 1715 e il 1729 l'architetto Domenico Rossi ricostruì la chiesa con il denaro dei Manin, famiglia nobile friulana. All'interno i pilastri sono intarsiati di marmo verde e bianco, tagliato in modo da sembrare un damasco appeso. Nella prima cappella a sinistra si trova il tesoro che i gesuiti ereditarono insieme al luogo. Il Martirio di san Lorenzo di Tiziano fu dipinto alla fine degli anni Cinquanta del Cinquecento per la chiesa dei Crociferi, su commissione di Lorenzo Massolo e della moglie Elisabetta Querini, una coppia di patrizi veneziani. È una scena notturna, con il santo sulla graticola illuminato dal basso dal fuoco e dall'alto da uno squarcio di luce. Filippo II di Spagna ne ordinò poi una seconda versione per l'Escorial.
La Compagnia fu soppressa nel 1773, e l'antico convento accanto alla chiesa ebbe in seguito altri usi, tra cui quello di caserma. Restaurato con un intervento concluso nel 2013, oggi è una residenza per studenti e ricercatori, con il chiostro e il giardino di nuovo aperti.
