
La storia
Appena entrati in Sant'Anastasia, due figure gobbe di marmo stanno accovacciate sotto le acquasantiere e ne reggono il peso sulla schiena. Quella di sinistra, collocata nel 1491, è attribuita a Gabriele Caliari, padre del pittore Paolo Veronese. La compagna, in marmo rosso di Verona, arrivò un secolo dopo.
I domenicani iniziarono questa chiesa, la più grande di Verona, nel 1290 e continuarono a costruirla per circa 150 anni. Fu consacrata solo nel 1471, e la sua facciata in mattoni non ricevette mai il rivestimento di marmo previsto, a parte il portale gotico scolpito.
Il dipinto verso cui quasi tutti alzano gli occhi si trova in alto, sopra l'arco d'ingresso della cappella Pellegrini, la prima a destra della cappella maggiore. Lì, negli anni Trenta del Quattrocento secondo la datazione più comune, Pisanello, pittore e medaglista veronese, affrescò San Giorgio e la principessa. Il cavaliere è accanto al suo cavallo, pronto a partire, la principessa guarda di profilo, e alle loro spalle si alzano le torri di una città fantastica, con due impiccati alla forca fuori dalle mura. L'acqua infiltrata dal tetto ha distrutto gran parte del lato sinistro, dove attendeva il drago. L'affresco fu staccato dal muro nel 1891 e nel 1900 e tornò al suo posto originale solo nel 1996. Dentro la cappella, le terrecotte con le storie della vita di Cristo sono degli stessi anni, opera di Michele da Firenze, scultore formatosi a Firenze.
