
La storia
Nella notte dell'11 novembre 1561 una mina fece saltare in aria il convento domenicano di Santo Stefano, appena fuori da una delle antiche porte di Bergamo. Venezia, che allora governava la città, stava cingendo la città alta con le nuove mura che ancora oggi la circondano, e per far loro spazio furono demoliti più di 250 edifici. I frati resistettero fino all'ultimo. Il loro priore arrivò a scomunicare il comandante veneziano che dirigeva i lavori.
Ciò che riuscirono a salvare scese con loro dal colle. I domenicani si stabilirono a San Bartolomeo, nella città bassa, e la chiesa barocca che si vede oggi, costruita tra il 1613 e il 1642, porta nel nome entrambi i santi. Nell'abside si trova il dipinto per cui viene la maggior parte dei visitatori, la Pala Martinengo del pittore veneziano Lorenzo Lotto. Commissionata nel 1513 da Alessandro Martinengo Colleoni, capitano bergamasco, e firmata nel 1516, supera i cinque metri di altezza ed è la più grande pala d'altare mai dipinta da Lotto. La Vergine siede in trono sotto un'architettura a cupola, circondata da dieci santi, tra cui sant'Alessandro, omonimo del committente, in un'armatura scintillante.
Il coro intarsiato del frate domenicano Damiano Zambelli fece lo stesso viaggio dalla chiesa perduta. Le piccole tavole della predella non rimasero con la pala. Furono vendute nel 1749 e oggi si trovano all'Accademia Carrara, la pinacoteca della città.
