Agasia di Efeso
Antica Grecia · arte ellenistica
La storia
Sul tronco d'albero che sostiene il Gladiatore Borghese al Louvre, un'iscrizione greca dice «Agasia, figlio di Dositeo, di Efeso, fece». Efeso era una ricca città greca sulla costa dell'odierna Turchia. Oltre a quest'unica riga, dello scultore non si sa nulla. La statua è la sua sola opera firmata giunta fino a noi, e gli studiosi non sanno dire se fosse imparentato con altri scultori dello stesso nome.
Scolpita intorno al 100 a.C., raffigura un guerriero nudo proteso in avanti, con il braccio sinistro alzato per parare un colpo dall'alto. La posa fa pensare a un combattimento contro un cavaliere, e il vecchio nome di «gladiatore» nasce quindi da una lettura sbagliata del soggetto.
La statua venne alla luce prima del 1611 ad Anzio, sulla costa a sud di Roma, tra le rovine della villa marittima di Nerone. Entrò nella collezione dei Borghese, la famiglia di papa Paolo V, e rimase nella loro villa a Roma. Nel 1807 il principe Camillo Borghese, cognato di Napoleone, la vendette all'imperatore insieme a gran parte delle antichità di famiglia, e la statua partì per Parigi. I calchi si diffusero in tutta Europa, e da Rubens in poi i pittori ne studiarono il corpo in tensione. La Royal Academy di Londra conserva ancora un calco in gesso.

