
Arkadij Rylov
1870–1939 · Impero russo, Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, Unione Sovietica · Realismo, Simbolismo
La storia
Nel 1918, nella Pietrogrado affamata e rivoluzionaria, Arkadij Rylov dipinse uno stormo di cigni bianchi sopra un mare scuro, sotto un alto cielo azzurro, con un veliero e rocce innevate all'orizzonte. Nella distesa azzurra, oggi alla Galleria Tret'jakov di Mosca, sembra appartenere a un mondo diverso dalla città fuori dalla sua finestra. I critici sovietici la annoverarono poi tra le opere con cui si fa di solito cominciare la storia della pittura sovietica.
Rylov crebbe nella regione di Vjatka, nel nord-est della Russia europea, e studiò a San Pietroburgo, prima alla scuola di disegno tecnico del barone Stieglitz, poi all'Accademia imperiale di belle arti, nello studio di Archip Kuindži, un paesaggista noto per i suoi effetti di luce accesa. L'influenza di Kuindži gli rimase addosso, e negli ultimi anni Rylov presiedette la società di artisti che portava il nome del suo maestro.
La sua tela precedente più nota, Il fruscio verde del 1904, prende il titolo da una poesia di Nikolaj Nekrasov e mostra alberi agitati dal vento di primavera sopra un ampio fiume. Espose con il circolo del Mondo dell'arte e con l'Unione degli artisti russi, e continuò a insegnare all'Accademia dopo la rivoluzione. Chi lo visitava ricordava il suo studio come un piccolo serraglio, dove scoiattoli, conigli, uccelli e perfino una scimmia di nome Manka vivevano tra le tele. Morì nel 1939 a Leningrado, come Pietrogrado si chiamava ormai.
