Attribuito ad Alessandro Varotari
Repubblica di Venezia · Barocco, Scuola veneziana
La storia
Antoon van Dyck, il pittore fiammingo, annotò questa tela come un Tiziano durante il suo soggiorno in Italia verso il 1622. Nell'inventario Borghese del 1693 era diventata un Paolo Veronese, e nel Novecento il critico Roberto Longhi indicò la scuola di Tiziano e forse il Padovanino. È il nome che la Galleria Borghese usa oggi. La formula attribuito a indica la mano come probabile e non dimostrata, e il museo ammette anche la sua cerchia.
Alessandro Varotari, detto il Padovanino dalla natia Padova, costruì la sua carriera su Tiziano. Fu a Roma tra il 1614 e il 1618, dove copiò i Baccanali di Tiziano per il cardinale Pietro Aldobrandini, e assimilò la maniera del maestro più anziano così a fondo da poter inventare nuovi quadri in quello stile. Proprio questa abilità rende difficile inquadrare un'opera come questa.
Il dipinto mostra Venere seduta tra le colombe, con in mano una delle frecce di Amore, mentre Amore intaglia il suo arco e un satiro solleva alle loro spalle un cesto di frutta. Nell'inventario Borghese del 1833 era appesa in una sala intitolata alle Veneri che vi erano esposte.
