Attribuito a Lippo Memmi

Repubblica di Siena · Protorinascimento


La storia

Nella prima metà del Trecento la pittura senese era in gran parte un affare di famiglia. Il padre di Lippo Memmi, Memmo di Filippuccio, era pittore, il fratello Federico lavorava nella stessa bottega, e tutti seguivano da vicino la maniera elegante di Simone Martini, il maggiore pittore di Siena. Le loro mani sono spesso difficilissime da distinguere, e da secoli i dipinti passano dal nome dell'uno a quello dell'altro.

«Attribuito a Lippo Memmi» è la dicitura che un museo usa quando i suoi specialisti ritengono una tavola probabilmente di mano di Lippo stesso, senza che una firma o un documento lo provino. Dice più di «bottega di Lippo Memmi», che la assegnerebbe ai suoi aiuti, e meno di un'attribuzione piena a lui.

Il caso più noto di un nome che si sposta è a San Gimignano, la cittadina sul colle vicino a Siena. Giorgio Vasari, il biografo degli artisti del Cinquecento, assegnò le storie della vita di Cristo nella chiesa principale, la Collegiata, a un pittore che chiamava Barna. Oggi la maggior parte degli studiosi ritiene che Barna non sia mai esistito, e molti assegnano il ciclo a Lippo e alla sua bottega.

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Opere

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