
Bartolomeo della Gatta
1448–1502 · Repubblica di Firenze · Rinascimento, Rinascimento italiano
La storia
Verso il 1481, mentre si affrescavano le pareti della Cappella Sistina, anni prima che Michelangelo mettesse mano alla volta, una delle mani all'opera era quella di un monaco camaldolese. Era nato a Firenze come Pietro di Antonio Dei, figlio di un orafo, e nel 1468, entrando nell'ordine, aveva preso il nome di Bartolomeo. Oggi lo conosciamo come Bartolomeo della Gatta.
Il chiostro non lo tenne lontano dal mestiere. Lo aveva imparato nell'affollato mondo fiorentino della bottega di Andrea del Verrocchio, tra pittori emergenti come il Perugino e Luca Signorelli, ed era insieme pittore, miniatore, architetto e organista. A Roma dipinse accanto a Signorelli sulle pareti della cappella, e i due lavorarono così a stretto contatto che gli studiosi discutono ancora su quali figure spettino all'uno o all'altro.
Tornato in Toscana, salì alla carica di abate dell'abbazia di San Clemente ad Arezzo, dove fu sepolto nel 1502. Una delle sue tavole superstiti mostra san Rocco, il pellegrino invocato contro la peste, inginocchiato davanti a Dio per implorare che un contagio venga allontanato da Arezzo, la città che Bartolomeo serviva.
