
Floris van Dyck
1575–1651 · Province Unite · Secolo d'oro olandese, Natura morta
La storia
Nella Haarlem del 1615 circa, chi si fermava davanti a una tavola di Floris van Dijck poteva avere l'impressione che il piatto di peltro stesse per scivolare dal bordo del tavolo fino alle sue mani. È per questo effetto che lo si ricorda. Dipingeva tavole imbandite viste leggermente dall'alto, con ogni oggetto ben staccato dal vicino. Nella Natura morta con formaggi del Rijksmuseum, un'alta pila di forme di formaggio si leva da un piatto tra pane, olive, frutta e vino, su tovaglie di damasco sovrapposte. Theodorus Schrevelius, storico di Haarlem, scrisse più tardi che il suo pennello sapeva attirare le donne golose e perfino gli uccelli.
Van Dijck nacque a Delft intorno al 1575 e trascorse i primi anni da pittore a Roma, dove conobbe Giuseppe Cesari, il pittore alla moda detto il Cavalier d'Arpino. Tornato a Haarlem, passò notizie sui pittori italiani a Karel van Mander, lo scrittore fiammingo che stava componendo il suo libro di vite di artisti. Nel 1610 entrò nella gilda di San Luca, la corporazione dei pittori della città, di cui fu poi decano.
Oggi si conoscono soltanto circa 14 suoi dipinti. Quasi tutti sono costruiti attorno alla stessa pila di formaggi, e pittori di nature morte più giovani di Haarlem, come Pieter Claesz, ripresero il suo modo di disporre la tavola imbandita. Un secondo matrimonio negli anni Venti del Seicento con la benestante Cornelia Vlasmans forse lo liberò dalla necessità di vivere di pittura. Il suo quadro più grande giunto fino a noi, una natura morta di banchetto datata 1622 con ciotole di porcellana cinese e una coppa di nautilo dorata, è stato acquistato dalla National Gallery di Londra nel 2025.

