
Francesco Solimena
1657–1747 · Regno di Napoli · Barocco
La storia
Per quasi cinquant'anni, se a Napoli commissionavi un grande dipinto, con ogni probabilità usciva dalla bottega di un solo uomo. Francesco Solimena guidò lo studio più affollato della città a partire dagli anni Novanta del Seicento, e divenne così ricco e celebre che principi di passaggio e mercanti facevano la fila per una sua opera. I napoletani lo chiamavano Abate Ciccio, perché aveva preso gli ordini minori prima che la pittura avesse la meglio.
Imparò il mestiere dal padre Angelo, pittore di provincia, poi nel 1674 si stabilì a Napoli e assorbì la luce teatrale di Luca Giordano e il peso più cupo di Mattia Preti, due maestri che avevano plasmato il gusto della città. Da loro trasse una maniera tutta sua: scene affollate e vorticose, illuminate da nette diagonali di luce, il dramma che chiese e palazzi volevano per le loro volte e le loro pale d'altare.
Visse fino a 89 anni, abbastanza da vedere il proprio stile passare di moda mentre si affermava un gusto più morbido e leggero. Alla morte, nel 1747, lasciò una fortuna e un titolo nobiliare, e pittori da Vienna a Madrid lavoravano ancora secondo ciò che avevano imparato copiandolo.





