Giovanni da Milano

Giovanni da Milano

Repubblica di Firenze · Gotico internazionale


La storia

Il 17 ottobre 1346 un pittore di Caversaccio, un paese vicino a Como, compare in un registro fiorentino dei pittori forestieri che lavoravano in Toscana. Passarono vent'anni prima che la città lo facesse suo. Giovanni di Jacopo, che a Firenze chiamavano Giovanni da Milano, ottenne la cittadinanza nel 1366.

I decenni in mezzo furono i più duri che Firenze avesse conosciuto. La peste arrivò in città nel 1348 e ne uccise gran parte, e molta della pittura fatta dopo fu fatta per gente che aveva seppellito i propri familiari. Il suo Cristo in pietà, firmato e datato 1365 e oggi alla Galleria dell'Accademia di Firenze, mostra il Cristo morto ritto nel sepolcro, una tavola pensata perché le si pregasse davanti da vicino.

Negli stessi anni affrescò la cappella Rinuccini in Santa Croce con le storie della Vergine e della Maddalena, riempiendole di stanze, mobili e stoffe osservati da vicino. Quell'attenzione di solito si legge come lombarda, portata a sud in una Firenze che lavorava ancora sulla scia di Giotto. Lasciò la cappella incompiuta nel 1369 e andò a Roma a dipingere per papa Urbano V insieme al pittore Giottino e ai figli di Taddeo Gaddi, e dopo di allora i documenti tacciono. La tavola di Brera con il Cristo in trono adorato dagli angeli, parte centrale di un polittico degli anni intorno al 1360, è arrivata a Milano solo nel 1970, dalla raccolta di Alessandro Contini Bonacossi.

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Opere

4 opere