
Giovanni Francesco Caroto
Repubblica di Venezia · Scuola veronese
La storia
Verso il 1520, a Verona, Giovanni Francesco Caroto dipinse un ragazzo dai capelli rossi che sorride dritto verso di noi, fuori dalla tavola, e mostra un foglio di carta. Sul foglio c'è uno scarabocchio infantile, un omino stilizzato. Nulla d'altro, nel ritratto italiano del Cinquecento, gli somiglia, e quel piccolo dipinto, oggi al museo di Castelvecchio a Verona, è il motivo per cui il suo nome ancora circola.
Caroto si era formato a Verona e aveva soggiornato a Milano mentre vi lavorava Leonardo da Vinci, e si vede. La morbida modellazione del volto, l'inquadratura ravvicinata e di scorcio, il divertimento schietto del ragazzo vengono da ciò che aveva visto fare a Leonardo. Riportò quella maniera in una città allora governata da Venezia e dipinse per decenni pale d'altare e affreschi per le sue chiese.
Quasi tutto ciò che fece è pittura devozionale convenzionale del suo tempo, pacata e sicura. Il ragazzo che ride con il suo disegno stilizzato è l'eccezione, e l'unica opera di Caroto per cui la gente ancora attraversa il paese.


