Giuseppe Gricci

1770 · Granducato di Toscana · Rococò


La storia

Nel 2025 il Museo di Capodimonte, a Napoli, ha acquistato una piccola Pietà in terracotta, con la Vergine che si asciuga le lacrime, riportandola nella città in cui era stata modellata. È un modello di lavoro di Giuseppe Gricci, scultore fiorentino, ed è stato esposto accanto alla sua versione finita in porcellana, proveniente dal Museo Duca di Martina, la raccolta napoletana di ceramiche.

Gricci arrivò a Napoli nel 1738 per lavorare al servizio del giovane re Carlo di Borbone. Carlo aveva sposato Maria Amalia di Sassonia, principessa di una corte proprietaria della manifattura di porcellane di Meissen, e nel 1743 la coppia fondò una propria manifattura a Capodimonte. Gricci ne divenne il capo modellatore, plasmando le figure da cui si ricavavano gli stampi. La sua commissione più grande, eseguita tra il 1757 e il 1759, fu un salottino per la regina nella reggia di Portici, composto da circa 3.000 pezzi di porcellana decorati a rilievo con festoni e figure cinesi. Nel 1866 fu smontato e ricostruito nella reggia di Capodimonte, dove si trova ancora oggi.

Nel 1759 Carlo ereditò il trono di Spagna e la manifattura partì con lui. Gricci si trasferì a Madrid con una cinquantina di artigiani, e la produzione riprese nei giardini del Buen Retiro. In Spagna era conosciuto come José Gricci. Lì diresse la realizzazione di un secondo gabinetto di porcellana, per il palazzo reale di Aranjuez, terminato nel 1765. Uno zoccolo reca la sua firma in latino, Joseph Gricci delineavit et sculpsit, «disegnò e scolpì», con la data 1763.

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Opere

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