Hendrick van Cleve III
1525–1589 · Fiandre
La storia
Verso il 1550 un giovane pittore di Anversa tornò dall'Italia con la cartella piena di Roma: acquedotti spezzati, templi mezzo sepolti e il Vaticano ancora in cantiere. Hendrick van Cleve III si era formato col padre Willem e poi con Frans Floris, il maggiore pittore di storia della città, e ciò che portava con sé era una specialità nel paesaggio. In una città di botteghe dove le figure si pagavano meglio, divenne l'uomo a cui gli altri si rivolgevano per completare il mondo dietro i loro santi e i loro dèi. Il fratello Marten, pittore di scene contadine, e lo stesso Floris gli affidavano i propri sfondi.
Nel 1587 un editore di Anversa pubblicò 38 dei suoi disegni come serie di incisioni, un percorso stampato tra le rovine romane che portò il suo nome in tutta Europa.
Poi venne la strana vita postuma di quel nome. Per generazioni un'intera folla di dipinti della Torre di Babele, quella spirale di impalcature che sale tra le nuvole, rimase appesa sotto la sua firma. Gli studiosi ne hanno da allora staccati i più, assegnandoli a un gruppo di mani fiamminghe anonime così vicine alla sua maniera da essere note soltanto come il Gruppo Hendrick van Cleve III.
