
Jacopo di Cione
Repubblica di Firenze · Gotico italiano, Scuola fiorentina, Arte medievale
La storia
Nel 1368 morì Andrea di Cione, detto l'Orcagna, il pittore più importante di Firenze, e lasciò incompiuta una grande tavola. Raffigurava san Matteo con quattro storie della sua vita e l'aveva commissionata l'Arte del Cambio per un pilastro di Orsanmichele, la chiesa delle arti nel cuore della città. L'incarico passò al fratello minore Jacopo, e con quella tavola, oggi agli Uffizi, la sua carriera comincia a vedersi.
Nessuno registrò quando nacque, probabilmente negli anni Venti del Trecento. Compare per la prima volta nel 1365, nominato erede nel testamento di un altro fratello, il pittore Nardo, e alcuni documenti lo chiamano con un soprannome, Robiccia. Nel 1369 si iscrisse all'Arte dei Medici e Speziali, a cui a Firenze appartenevano i pittori. Prese in mano la bottega di famiglia e lavorò quasi sempre in coppia, soprattutto con Niccolò di Pietro Gerini, pittore fiorentino della sua generazione. Il grande polittico per la chiesa di San Pier Maggiore, pagato nel 1370 e nel 1371, è attribuito a tutti e due, e le sue 12 tavole principali si trovano oggi alla National Gallery di Londra. Nel 1372 e nel 1373 dipinsero una grande Incoronazione della Vergine per la Zecca fiorentina.
Le tavole di Londra lo mostrano come un narratore inventivo, che sperimentava nuove mescolanze di pigmenti. Lì è esposta anche una Crocifissione del 1369 circa, ancora nella sua cornice dorata a cuspidi. Tre volte, nel 1384, nel 1387 e nel 1392, fu console della sua arte. Il suo nome compare per l'ultima volta nei registri delle tasse di Firenze nel 1400, senza pagamento annotato, e questo fa pensare che fosse morto da poco.

