
Jan de Beer
1475–1528 · Contea di Fiandra · Manierismo di Anversa, Rinascimento nordico
La storia
Per quasi quattro secoli il nome di Jan de Beer non fu legato quasi a nulla. Poi, nel 1902, lo studioso Georges Hulin de Loo esaminò al British Museum un foglio di studi di teste catalogato sotto il nome del paesaggista Joachim Patinir e lesse in un angolo una scritta sbiadita, «Jan de beer». Da quell'unico nome cominciò a ricomporre un artista, collegando il disegno a una manciata di pale d'altare senza firma finché un'intera opera ebbe di nuovo un autore.
De Beer lavorò ad Anversa agli inizi del Cinquecento, quando il porto stava rapidamente diventando la grande città commerciale dell'Europa settentrionale e i suoi pittori sfornavano scene religiose ornate e affollate per un fiorente mercato d'esportazione. Fu tra i principali interpreti di quella moda, poi detta manierismo di Anversa, piena di figure attorcigliate, architetture fantasiose e panneggi irrequieti. Entrò come maestro nella gilda di San Luca cittadina nel 1504 e ne fu eletto decano nel 1515.
I suoi dipinti superstiti sono soprattutto Natività e Adorazioni, illuminati da quel dettaglio caldo e fitto che i compratori di Anversa cercavano. Il foglio di Londra, nove teste maschili strette in una sola pagina, è la cosa più vicina che abbiamo al vederlo pensare sulla carta.



