
Vilhelms Purvītis
1872–1945 · Impero russo, Lettonia, Unione Sovietica, Reich tedesco · Impressionismo, Espressionismo
La storia
Nel 1902 un pittore lettone si recò alle Svalbard, l'arcipelago artico a nord della Norvegia, per un solo motivo: studiare come la neve trattenga davvero la luce. Vilhelms Purvītis si era già formato a San Pietroburgo con Arkhip Kuindži, un maestro russo celebre per i cieli luminosi e i chiari di luna, e si era diplomato nel 1897 con la gran medaglia d'oro dell'accademia.
Di quella formazione fece questo: trasformò in soggetto la campagna lettone, piatta, umida, in pieno disgelo. La sua neve è di rado bianca; porta ombre azzurre, il bruno dell'acqua di fusione, il rosa basso di un sole nordico che supera appena gli alberi. In pochi anni le sue opere furono esposte a Berlino, Monaco, Parigi e Lione, e i collezionisti stranieri cominciarono a conoscere la Lettonia attraverso i suoi paesaggi.
Poi la storia gli consegnò un paese. Quando la Lettonia divenne indipendente dopo la Prima guerra mondiale, Purvītis fondò l'Accademia d'arte di Lettonia nel 1919 e ne fu il primo rettore fino al 1934, dirigendo insieme il museo d'arte di Riga, oggi Museo nazionale d'arte della Lettonia. Costruì quasi da solo il terreno su cui sarebbe cresciuta una scuola nazionale di paesaggio.
Morì nel 1945 a Bad Nauheim, in Germania, profugo della guerra, lontano dalle betulle e dai prati allagati che aveva dipinto per cinquant'anni.
