Willem van Aelst

Willem van Aelst

1627–1679 · Repubblica delle Province Unite · Età dell'oro olandese, Pittura di natura morta


La storia

La maggior parte dei pittori olandesi di nature morte non si allontanava da casa. Willem van Aelst sì. Nato a Delft nel 1627 in una famiglia di magistrati cittadini, imparò il mestiere dallo zio Evert, anch'egli pittore di nature morte, trascorse poi alcuni anni in Francia e raggiunse infine Firenze, dove divenne pittore di corte di Ferdinando de' Medici, granduca di Toscana. Il duca, si racconta, lo ricompensò con una medaglia e una catena d'oro, e van Aelst cominciò a firmare le sue opere all'italiana, "Guillielmo".

Tornato ad Amsterdam dalla metà degli anni Cinquanta del Seicento, si fece un nome con due tipi di quadro. Uno era la natura morta di caccia: selvaggina morta, un fucile, una borsa di velluto, disposti con la lucentezza del raso e dell'argento. L'altro era il mazzo di fiori, e qui inventò qualcosa di nuovo, lasciando che i fiori si piegassero e traboccassero da un lato invece di stare in un cumulo simmetrico e ordinato. Quella disposizione libera e asimmetrica divenne una lezione per la generazione successiva.

La sua allieva più famosa fu Rachel Ruysch, che da ragazza si formò nella sua bottega ed ebbe poi una lunga carriera come la più celebrata pittrice di fiori del Secolo d'oro olandese. Van Aelst infilava spesso un orologio da tasca fermo tra i suoi mazzi, a ricordare che i fiori, al culmine del loro colore, stavano già morendo.

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Opere

4 opere