Bottega di Jacopo Tintoretto

Repubblica di Venezia · Manierismo, Scuola veneziana


La storia

Dietro questa riga di catalogo c'è un indirizzo. Jacopo Tintoretto visse e lavorò in una casa sulla Fondamenta dei Mori, a Venezia, e la bottega che vi teneva era un'impresa di famiglia. Il figlio Domenico, nato nel 1560, ne divenne la mano più affidabile. Marco, fratello minore di Domenico, lavorava accanto a lui, e la sorella Marietta aveva una fama propria come ritrattista fino alla morte, nel 1590, a circa 30 anni.

Il modo di lavorare è documentato. In bottega si modellavano figurine di cera e di creta, le si vestiva e le si disponeva dentro stanze minuscole costruite con il cartone, con una lampada davanti a una finestra perché la luce entrasse. Altre figure venivano appese al soffitto per essere disegnate di sotto in su. Su quelle scatole gli aiutanti imparavano lo scorcio violento che i veneziani si aspettavano da un quadro uscito da casa Tintoretto, prima che venisse loro affidata una tela.

Il catalogo distingue cinque gradi di distanza dal maestro, e ognuno dice qualcosa di esatto. Bottega di indica un quadro fatto dentro quello studio, in vita del maestro e sotto il suo occhio. Attribuito a indica un museo che propende per la sua mano senza dirlo fino in fondo. Seguace di indica un pittore alla sua maniera che non appartenne mai alla bottega, imitatore di qualcuno più tardo che ne riprende lo stile di proposito, e copia da la ripetizione di una composizione già nota. Il Prado colloca la sua Giuditta e Oloferne sotto la voce della bottega, dopo generazioni che vi leggevano un Jacopo giovanile.

Domenico tenne in piedi l'attività dopo la morte del padre, nel 1594, ed era ancora sua nel 1635, l'anno in cui morì.

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Opere

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