Bottega di Tiziano
Repubblica di Venezia · Scuola veneziana
La storia
Nella Sala di Marte a Palazzo Pitti è appeso il ritratto di un uomo barbuto vestito di nero, e il cartellino ammette due dubbi insieme. L'effigiato sarebbe l'anatomista Andrea Vesalio, con un punto interrogativo dopo il nome, e il pittore sarebbe la bottega di Tiziano.
Quella bottega Tiziano la tenne per decenni in una casa del quartiere veneziano di Biri Grande, e quasi tutti quelli che ci lavoravano erano parenti. Il figlio Orazio gli stava accanto nelle commissioni tarde per la corona di Spagna. Il cugino Cesare Vecellio e il più giovane Marco Vecellio dipingevano lì, e Girolamo Dente, che si firmava Girolamo di Tiziano, ci rimase una quarantina d'anni. Portavano avanti le tele che il maestro aveva abbozzato, finivano le parti che lui lasciava e soprattutto fornivano repliche. Quando una corte voleva il ritratto di un papa o di un sovrano in più esemplari, usciva da quella bottega, e la mano di Tiziano passava su alcuni e su altri non arrivava affatto.
Nessuno stava ingannando nessuno. Chi ordinava a Venezia sapeva di avere a che fare con una bottega, e quanto maestro ci sarebbe stato nel quadro faceva parte degli accordi. L'imbarazzo è venuto molto più tardi, quando collezionisti e catalogatori hanno preteso una sola mano identificata e si è dovuto decidere, tela per tela, quanto Tiziano ci fosse dentro.
Il ritratto di Vesalio è andato per secoli sotto il nome di Tiziano. Da allora gli studiosi lo hanno spostato per tutta l'Italia settentrionale proponendo un pittore dopo l'altro, il catalogo della galleria del 2003 lo ha collocato nella cerchia più stretta del maestro, e sul cartellino è rimasto bottega. Tiziano morì nell'anno di peste 1576, Orazio pochi giorni dopo di lui, e la casa di Biri Grande fu saccheggiata.


