
Schiavo che si ridesta
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La storia
Firenze si arrese nell'agosto 1530, dopo quasi un anno di assedio, e i Medici tornarono in città. Michelangelo, che durante l'assedio aveva progettato le fortificazioni della Repubblica, si nascose finché papa Clemente VII, anche lui un Medici, non lo perdonò. Poi riprese a scolpire. Questo Prigione per la tomba di Giulio II è datato di solito proprio a quegli anni, fra il 1530 e il 1534 circa. Dal blocco emergono appena il torso e una gamba piegata in avanti, mentre la testa resta affondata nella pietra grezza in alto. La superficie conserva il passaggio degli attrezzi, prima i colpi profondi della subbia, poi i solchi fitti e paralleli della gradina, che si incrociano sulla coscia e sul marmo intorno. Il nome, Prigione che si ridesta, viene da quel movimento del corpo, come di chi si stiracchia al risveglio.





