
Capriccio con rovine romane
Dettagli
La storia
Per il museo, i capricci erano l'esito naturale per un artista avvezzo alla citazione, al montaggio, alla copia. Francesco Guardi ne dipinse molti, e questa piccola tela verticale, alta 43 centimetri, compone una veduta di fantasia con rovine romane, mescolando edifici reali e immaginari.
I pittori di capricci prendevano a prestito senza riserve, gli uni dagli altri e dalle stampe. In un caso documentato Guardi riprese una composizione di rovine di Giovanni Paolo Panini, il pittore di vedute romane, da un'incisione francese che la riproduceva, e la ridipinse a modo suo. Il quadro si data tra il 1770 e il 1780 circa, gli anni in cui, morto Canaletto nel 1768, Guardi ne divenne secondo il museo il vero erede a Venezia.
È arrivato in galleria nel 1962 con il lascito di Dimitri Sursock, duca di Cervinara, insieme ad altri dipinti del Settecento, tra cui la veduta di Bernardo Bellotto della piazza del mercato della Città Nuova di Dresda.




