
La storia
Quando Maffeo Barberini divenne papa Urbano VIII nel 1623, la sua famiglia si mise a trasformare una proprietà collinare di Roma in un palazzo degno del papato. Tre dei massimi architetti del barocco vi lavorarono a turno. Carlo Maderno lo iniziò, Gian Lorenzo Bernini subentrò dopo la sua morte e il giovane Francesco Borromini aggiunse la scala ovale che ancora sale a spirale all'interno.
Il soffitto del salone è la cosa da guardare in alto: Pietro da Cortona vi trascorse anni a dipingere l'Allegoria della Divina Provvidenza, un vorticoso pezzo di propaganda barberiniana con le api della famiglia che volano verso il cielo.
Dalla metà del Novecento il palazzo ospita la collezione nazionale di pittura antica. Alle sue pareti ci sono il ritratto della figlia di un fornaio di Raffaello, nota come La Fornarina, l'austero Enrico VIII di Hans Holbein e la Giuditta di Caravaggio che sega il collo di Oloferne a lume di candela.
Collezione
8 opere
La fornarinaRaffaello, 1519
Giuditta che decapita OloferneCaravaggio, 1598
Santa Maria MaddalenaPiero di Cosimo, 1490
Autoritratto come allegoria della Pittura (La Pittura)Artemisia Gentileschi, 1630
Ritratto di Enrico VIII d'InghilterraHans Holbein il Giovane, 1540
Venere e AdoneTiziano, 1560
Adorazione dei pastoriEl Greco, 1600
Battesimo di CristoEl Greco, 1598