
Cristo e l'adultera
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La storia
Nel Vangelo di Giovanni scribi e farisei conducono davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio e gli ricordano che la legge di Mosè comanda di lapidarla. Lui si china e scrive per terra con il dito, poi dice che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Se ne vanno uno dopo l'altro, cominciando dai più anziani.
Giandomenico Tiepolo tiene Cristo in basso a sinistra, chino verso il pavimento. Uomini armati di lance e alabarde spingono avanti la donna vestita di bianco, e tra i vecchi barbuti di fronte uno si porta già la mano al viso.
Questa tela e il suo pendant, la Guarigione del paralitico alla piscina di Betesda, viaggiano insieme da almeno 170 anni. Nel 1856 erano entrambe a Venezia, a palazzo Valier, nella raccolta di Valentino Benfatto, sotto il nome del padre, più celebre, Giambattista. Passarono probabilmente nel 1865 al conte di Chambord, il pretendente borbonico al trono di Francia che viveva in esilio, e nel 1937 furono vendute in coppia a Parigi. Hélène e Victor Lyon le possedevano prima del 1940, e nel 1961 Victor le donò al Louvre riservandosene l'usufrutto. Entrarono nel museo solo nel 1977 e sono esposte nella sala intitolata alla donazione dei due coniugi.




