
Giovanni Battista Tiepolo · PD
Eliodoro e il sacerdote Onia
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La storia
Tiepolo dipinse quest'opera nel 1724, quando non aveva ancora trent'anni e affinava quella maniera teatrale che più tardi avrebbe riempito soffitti in tutta Europa. È un antico ammonimento contro l'avidità. Eliodoro, inviato da un re straniero a impadronirsi del tesoro custodito nel Tempio di Gerusalemme, viene colto sul fatto. Appena raggiunge la camera del tesoro, un cavaliere su un cavallo dorato lo travolge, e due giovani alati gli piombano addosso con le fruste e lo respingono sul marmo, nella tunica rossa e nella corazza splendente. La stessa cacciata l'aveva dipinta Raffaello due secoli prima su una parete del Vaticano, e ogni giovane pittore ambizioso la conosceva. Tiepolo gli risponde con uno spazio più ripido e una luce più dura. In disparte, presso l'altare, sta il sommo sacerdote Onia, le mani levate, la preghiera che ha provocato tutto questo ancora sulle labbra.




