Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne

Artemisia Gentileschi / Orazio Gentileschi / Angelo Caroselli · PD

Giuditta e la sua serva con la testa di Oloferne


Dettagli

Anno
1610
Tecnica
olio su tela
Tipo
dipinto
Dimensioni
130 × 99 cm

La storia

Intorno al 1610 Roma vive ancora nell'ombra di Caravaggio, fuggito dalla città quattro anni prima e morto proprio quell'estate. Il suo naturalismo illuminato a lume di candela è ormai la lingua di ogni pittore ambizioso, e a quel momento appartiene questa Giuditta. La scena è quella che segue al delitto: Giuditta di Betulia e la sua ancella Abra con la testa mozzata di Oloferne, il generale assiro il cui esercito era venuta a fermare. Chi l'abbia dipinta si discute ancora. A lungo assegnata a Orazio Gentileschi e datata verso il 1608, l'opera oggi compare spesso sotto il nome della figlia Artemisia, che imparava il mestiere da ragazza nella bottega del padre, esclusa come tutte le donne dalle accademie. Di chi sia la mano che ha dipinto questa tela, del padre o della figlia, gli studiosi non l'hanno stabilito.

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