
Artemisia Gentileschi · PD
Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne
Dettagli
La storia
Artemisia Gentileschi dipinse questa scena verso il 1623, fermandosi sul minuto pericoloso che segue il delitto. Giuditta ha appena tagliato la testa al generale nemico Oloferne dentro la sua tenda, e ora lei e la serva cercano di uscire vive dall'accampamento. La serva si china per infilare la testa in un sacco, mentre Giuditta resta immobile, una mano alzata, come se avesse sentito qualcosa nel buio. L'unica luce è quella di una candela sul tavolo. Quella mano alzata ferma il bagliore e getta un'ombra dura sul suo stesso volto, la fonte di luce nascosta e teatrale che Caravaggio aveva reso celebre nella pittura italiana pochi anni prima.




