
Artemisia Gentileschi · PD
Giuditta che decapita Oloferne
Dettagli
La storia
Artemisia Gentileschi dipinse questa scena atroce intorno al 1620, pochi anni dopo il processo in cui aveva accusato di stupro il pittore Agostino Tassi, subendo lei stessa la tortura per provare di dire il vero. Molti hanno letto in quest'opera un riflesso di quella vicenda. Giuditta e la sua serva bloccano Oloferne sul letto e gli tagliano la gola con una forza concreta, fisica: le due donne spingono, tengono fermo, mentre il sangue schizza lungo le lenzuola. Non c'è nulla di eroico o distante, solo il peso reale di un lavoro terribile fatto in due. La luce di Caravaggio, che Artemisia conosceva bene, isola i corpi nel buio e rende ogni gesto ancora più diretto.





