
Madonna della rosa
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La storia
Una rosa, secondo san Bernardo, «bianca per la sua verginità, vermiglia per la carità». È l'antico attributo della Vergine, e la rosa mistica senza spine allude al suo concepimento senza peccato originale. Massimo Stanzione la dipinse tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta del Seicento, quando i collezionisti napoletani gli chiedevano molti quadri come questo per la devozione privata.
In basso a destra c'è la sua sigla, EQ MX, Eques Maximus, il cavalier Massimo. Stanzione firmava volentieri con quel titolo, segno dello status raggiunto, e di cavalierati ne aveva tre. Gregorio XV lo fece cavaliere dello Speron d'oro nel 1621, verso il 1625 divenne cavaliere di San Giorgio e nel 1627 Urbano VIII gli conferì l'Ordine di Cristo. Negli inventari Corsini dell'Ottocento la tela è registrata semplicemente come Madonna del Cavalier Massimo. Il museo sottolinea il vermiglio e il blu oltremare delle vesti accanto al verde degli alberi e allo squarcio di cielo azzurro sulla destra.
