
Medea inganna le figlie di Pelia
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La storia
Il museo la chiama un'operetta, ed è davvero una tela piccola, poco più di mezzo metro d'altezza. A lungo è stata letta come Medea che ringiovanisce Esone, e con questo titolo compare ancora in vecchi repertori. Il Museo di Castelvecchio la intitola invece all'inganno di Medea. Nelle Metamorfosi di Ovidio la maga ringiovanisce davvero con le sue erbe il vecchio Esone, padre del suo sposo Giasone. Poi usa la stessa arte per un tranello. Promette alle figlie del re Pelia, che aveva tolto il trono al padre di Giasone, di fare altrettanto con il loro padre, e per convincerle fa a pezzi un vecchio ariete, lo getta nella caldaia e ne trae un agnello. Le figlie uccidono il re, e Medea non lo riporta in vita.
Il museo indica l'ariete e la caldaia e, sul fondo, la fuga di Medea sul carro trainato dai draghi, messa lì come un epilogo teatrale. Vi riconosce un distillato della cultura esoterica e letteraria di fine Cinquecento, un notturno suggestivo di riflessi con tutto l'armamentario delle pratiche magiche del tempo.

