
San Francesco nel deserto
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La storia
Nel 1956 la grande mostra dei Carracci a Bologna espose per la prima volta il San Francesco delle Gallerie dell'Accademia di Venezia, con un'attribuzione ad Annibale che risaliva a Roberto Longhi. La composizione era identica a questa, le misure quasi. Da allora la tela Corsini fu considerata una copia di bottega.
Il rovesciamento arrivò con il restauro discusso nel 1996. Sul dipinto ripulito Denis Mahon e Stephen Pepper conclusero, per la qualità della pittura, la modellazione delle forme e i passaggi di luce sottilmente modulati, che il prototipo è il quadro romano e che quello veneziano è una derivazione successiva, opera di un allievo dotato. La datazione fu fissata al 1585-1586, prima del trasferimento di Annibale a Roma.
Francesco è assorto davanti al crocifisso tra le rocce della Verna, il monte delle stimmate, il volto contratto dal pianto, accanto al teschio e ai libri, strumenti tradizionali della meditazione. Anche la natura parla. I rovi rimandano alla corona di spine, e la salamandra, che si credeva capace di sopravvivere alle fiamme e quindi alla morte, è associata a Cristo.
Il quadro era dei Corsini già prima del 1730, quando il cardinale Lorenzo divenne papa Clemente XII, e dopo il 1812 gli inventari lo danno, probabilmente per una semplice confusione di nomi, a Ludovico Carracci, il cugino di Annibale.




