
Sant'Onofrio
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La storia
Il museo lo definisce quasi un saggio di analisi geriatrica, e difficilmente si troverebbe una formula migliore. Onofrio fu uno dei padri del deserto egiziano. Secondo il racconto attribuito al monaco Pafnuzio, aveva ripudiato le sue origini regali e vissuto da solo nel deserto per più di 60 anni, finché Pafnuzio lo trovò, nudo e coperto soltanto dai propri capelli, poco prima della morte. Nel Seicento quella santità penitenziale si mostrava nel corpo stesso, nella pelle cadente, nelle membra scarne, nei segni dell'età e del digiuno. Battistello fa entrare nella spelonca buia una luce cruda, di memoria caravaggesca, che si posa sulla carne del vecchio senza addolcirne nulla. La tela è alta quasi due metri. Il suo autore non è sempre stato noto. Un inventario settecentesco della collezione Capece Minutolo, a Napoli, la registrava come opera di Giovanni Do, pittore spagnolo attivo in città, e solo nel Novecento è stata restituita a Battistello. Lo Stato la acquistò nel 1912.

