
San Pietro e san Paolo condotti al martirio
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La storia
Il 13 gennaio 1626 il marchese Asdrubale Mattei saldò a Giovanni Serodine tre quadri, e il pagamento li elenca. Uno era la disputa di Cristo fra i dottori, uno il tributo della moneta, il terzo la «Spartizione di S. Pietro e S. Paulo». È questo. Mattei li voleva per la galleria del suo palazzo romano, e la tela stava appesa di fronte al Tributo, venduto nel 1802 e oggi alle National Galleries of Scotland di Edimburgo. Nell'inventario Mattei del 1631 il pittore compare come Giovanni della Voltolina, cioè della Valtellina, un modo approssimativo di indicare le origini settentrionali della famiglia.
Il soggetto è una leggenda romana. Pietro e Paolo, condotti a morire nello stesso giorno, si sarebbero separati sulla via Ostiense, ciascuno diretto al proprio supplizio. Serodine ferma la marcia per un istante, in uno spazio cupo e affollato. Gli sgherri incalzano, e i due apostoli si scambiano un ultimo sguardo. Pietro ha già la croce sulle spalle, invenzione insolita, mentre Paolo viene trascinato via dal boia che lo decapiterà.