Sarcofago di sant'Elena

Sarcofago di sant'Elena


Dettagli

Artista
Scultore romano ignoto (età imperiale)
Anno
315
Tecnica
porfido rosso
Tipo
scultura

La storia

Le pareti di questo sarcofago sono piene di cavalieri romani che travolgono i barbari, con prigionieri sotto di loro. Una decorazione così militare si addice poco a una sepoltura femminile, e il museo ricorda che gli studiosi pensano a un sarcofago nato per un uomo della famiglia imperiale, il marito di Elena, Costanzo Cloro, o più probabilmente il figlio Costantino il Grande.

Fu scolpito all'inizio del IV secolo, probabilmente tra il 310 e il 320 circa, nel porfido rosso, una pietra cavata nel deserto egiziano e usata quasi soltanto per i monumenti imperiali. Costantino fondò poi una nuova capitale in Oriente e lì fu sepolto, a Costantinopoli. In questo sarcofago fu deposta invece sua madre Elena, nel mausoleo sulla via Labicana fuori Roma, l'attuale Tor Pignattara.

Lì non rimase. Nel XII secolo papa Anastasio IV lo fece portare nella basilica del Laterano per farne la propria tomba. Nel 1777 entrò in Vaticano, dove lo restaurarono Gaspare Sibilla e Giovanni Pierantoni, mentre Francesco Antonio Franzoni scolpì i quattro leoni su cui poggia. Sul coperchio amorini e vittorie reggono ghirlande, e in cima, ai lati del colmo, stanno due leoni, uno addormentato e l'altro accovacciato.

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