Cassetta Farnese

Cassetta Farnese


Dettagli

Anno
1561
Tecnica
argento dorato, sbalzato, cesellato e fuso; lapislazzuli, smalto e sei cristalli di rocca intagliati
Tipo
cassetta

La storia

Nel 2018 la Cassetta Farnese è stata smontata pezzo per pezzo per la prima volta dalla sua nascita. Il restauro ha riportato alla luce dettagli che nessuno aveva più visto. C'è una serratura segreta, che si aziona attraverso un forellino nascosto fra gli ornamenti. E in una cavità della base è saltato fuori un foglio ripiegato, datato 1564. All'inizio si è pensato a un messaggio. Era invece materiale di riempimento, infilato lì per colmare un vuoto. La cassetta era nata a Roma negli anni Quaranta del Cinquecento, per il cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III. Il suo stemma smaltato è ben visibile, sei gigli azzurri in campo d'oro sotto il cappello rosso cardinalizio. I sei ovali di cristallo di rocca li incise Giovanni Bernardi da Castel Bolognese, in gran parte su disegni di Perin del Vaga, e Giorgio Vasari scrisse che non si era mai vista un'opera di simile perfezione. Bernardi morì nel 1553, e l'argento dorato fu portato a termine verso il 1561 dall'orafo fiorentino Manno di Bastiano Sbarri. Il lapislazzuli veniva dall'Afghanistan, il cristallo arrivava a Roma passando per Venezia. Prima di tornare a Capodimonte, la cassetta restaurata è stata esposta a Milano, alle Gallerie d'Italia di piazza della Scala, nell'autunno del 2018.

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