Il Giudizio universale

Il Giudizio universale


Dettagli

Anno
1538
Tecnica
affresco
Tipo
dipinto
Dimensioni
1370 × 1200 cm

La storia

Prima che Michelangelo potesse cominciare il Giudizio, la parete dell'altare della Sistina andava liberata. Clemente VII aveva proposto la commissione nei primi anni Trenta del Cinquecento, il successore Paolo III la confermò, e l'esecuzione occupò gli anni dal 1536 al 1541. Quello che c'era già sul muro venne sacrificato. Sparì l'affresco dell'Assunta dipinto dal Perugino per l'altare originario, furono murate due finestre e anche due delle lunette con gli antenati di Cristo che Michelangelo stesso aveva dipinto circa 25 anni prima.

Al loro posto comparve una parete di corpi nudi che salgono e precipitano attorno a Cristo, e non tutti alla corte papale ne furono contenti. Il cerimoniere del papa, Biagio da Cesena, sostenne che tanti nudi non stavano bene in un luogo così onorato. Secondo il Vasari, Michelangelo rispose dando il volto di Biagio a Minosse, il giudice degli inferi, in basso nell'angolo destro, con orecchie d'asino e un serpente avvolto attorno al corpo. L'obiezione sopravvisse a Biagio. Dopo che il Concilio di Trento ebbe irrigidito le regole sulle immagini sacre, il pittore Daniele da Volterra fu incaricato, dopo il 1564, di coprire le figure più scoperte, e i romani lo soprannominarono il Braghettone. Il restauro concluso nel 1994 ha tolto molte coperture successive ma ha lasciato le sue, ormai parte della storia stessa dell'affresco. Appena sotto Cristo, san Bartolomeo regge la pelle che gli fu strappata nel martirio, e nel volto afflosciato che vi si vede si riconosce di solito Michelangelo stesso.

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