
Papiro dei Re (Canone Regio di Torino)
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La storia
Le liste di re scolpite sulle pareti dei templi sceglievano chi ricordare. In quella di Seti I ad Abido i sovrani che la corte preferiva dimenticare semplicemente non ci sono. Questo papiro, scritto sotto il figlio Ramesse II sul retro di un vecchio registro delle tasse, funziona in un altro modo. Comincia con dèi e semidei e poi elenca più di 200 re, con la durata di ogni regno in anni, per alcuni anche in mesi e giorni. Compaiono perfino gli Hyksos, sovrani stranieri del nord, ma senza l’anello regale, il cartiglio, intorno al nome.
Bernardino Drovetti lo acquistò in Egitto, e quando fu aperta la cassa a Torino il papiro era in frammenti. Per molto tempo se ne è data la colpa al viaggio. Gli studiosi di papiri del museo ritengono più probabile che fosse già frammentato, come gran parte dei papiri di Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani delle tombe reali. Nel 1824 Champollion, il decifratore dei geroglifici, ne ordinò 47 su circa 300. Due anni dopo lo studioso tedesco Gustav Seyffarth ne sistemò quasi 200 e li montò su un supporto. Da allora i frammenti sono stati ricollocati più volte, e manca ancora circa metà del rotolo.




