
Virgilio
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La storia
Intorno al 1720 il principe Eugenio di Savoia, il condottiero degli Asburgo, volle sopra le porte della biblioteca del suo nuovo Belvedere Superiore i grandi autori dell'antichità, e diversi di questi sovrapporta arrivarono da pittori bolognesi. Qui c'è Virgilio, giovane e coronato d'alloro, seduto a terra con un braccio teso verso il cielo. Chi conosce i suoi versi ritrova intorno a lui qualche indizio. Ai suoi piedi giace una tromba, lo strumento della poesia epica come l'Eneide. In alto passa uno sciame, a quanto pare di api, e alle api è dedicato un intero libro delle Georgiche, il suo poema sui lavori dei campi. Sull'acqua, davanti a una città lontana, nuotano dei cigni, uccelli legati ai poeti fin dall'antichità. Il Belvedere attribuisce la tela a Giacomo Antonio Boni. Un tempo era assegnata alla cerchia di Donato Creti, tra i pittori più in vista della Bologna di allora.