
La storia
Adamo ed Eva lasciano l'Eden sul pilastro sinistro all'ingresso della Cappella Brancacci, Eva che urla, Adamo con il volto nascosto tra le mani. Masaccio li dipinse a metà degli anni Venti del Quattrocento, poco più che ventenne. Per circa tre secoli portarono fronde aggiunte per coprirne la nudità, tolte soltanto nel restauro concluso nel 1990, insieme alla fuliggine delle candele che aveva scurito le pareti.
La cappella fa parte della chiesa di Santa Maria del Carmine, in Oltrarno, a Firenze. Il mercante di seta Felice Brancacci pagò le storie della vita di san Pietro, divise tra il pittore più anziano Masolino e Masaccio. Nel Pagamento del tributo, in alto sulla parete sinistra, Cristo e gli apostoli stanno in cerchio come figure solide, scultoree, mentre Pietro compare altre due volte ai lati, mentre estrae una moneta dalla bocca di un pesce e mentre la consegna al gabelliere. Masaccio partì poi per Roma e vi morì nel 1428, senza aver compiuto trent'anni.
La politica fermò i lavori. Brancacci fu esiliato dai Medici nel 1436, e le pareti rimasero incompiute fino agli anni Ottanta del Quattrocento, quando il pittore Filippino Lippi completò le scene inferiori. Sono sue l'angelo che libera Pietro dal carcere e la lunga scena di Pietro davanti all'imperatore Nerone, in disputa con il mago Simon Mago, accanto alla sua crocifissione a testa in giù.
I giovani artisti venivano qui a copiare Masaccio. Secondo l'orafo Benvenuto Cellini, fu in questa cappella che lo scultore Pietro Torrigiano perse le staffe con il giovane Michelangelo e gli ruppe il naso. Gli affreschi superarono l'incendio che nel 1771 distrusse gran parte della chiesa.


