
Chiesa dei Santi Nazaro e Celso
Brescia, Italia
La storia
Nel dicembre del 1520 Jacopo Tebaldi, agente del duca di Ferrara a Venezia, scrisse al suo signore di una tavola vista nella bottega di Tiziano. Era un San Sebastiano, e Tiziano gli aveva detto che era il miglior dipinto che avesse mai fatto. Tebaldi esortò il duca a comprarlo per 60 ducati, benché la tavola appartenesse a un polittico commissionato da Altobello Averoldi, vescovo di famiglia bresciana e legato pontificio a Venezia, che per l'opera intera pagava 200 ducati. L'affare non andò mai in porto.
Così il San Sebastiano arrivò nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Brescia, dove il Polittico Averoldi si trova dal 1522. È composto da cinque tavole. Al centro c'è il Cristo risorto. A destra Sebastiano si tende contro i legacci, e questa tavola reca la firma di Tiziano e la data 1522. A sinistra i due santi titolari presentano l'Averoldi inginocchiato, e in alto un angelo e la Vergine annunciata si fronteggiano. I corpi muscolosi di Cristo e di Sebastiano devono qualcosa all'antico gruppo del Laocoonte, riportato alla luce a Roma nel 1506.
La chiesa che circonda il polittico è più giovane del dipinto. Fu ricostruita in stile neoclassico a partire dal 1746, e i lavori si interruppero nel 1769, quando esplose una polveriera presso la vicina Porta San Nazaro. Il culto riprese nel 1780. Al secondo altare di sinistra si trova l'Incoronazione della Vergine di Moretto da Brescia, il maggiore pittore rinascimentale della città, eseguita intorno al 1534.
