
La storia
Ai piedi del pannello centrale corre una riga di lettere che riporta una data, il 23 aprile 1422. È scritta in capitali romane, quelle che gli umanisti fiorentini avevano appena riportato in uso, in un'epoca in cui i pittori adoperavano ancora la scrittura gotica. Questa piccola scelta è uno dei primi segnali che il giovane pittore che la realizzò, Masaccio, allora ventunenne circa e nato a San Giovanni Valdarno, a una ventina di chilometri, lavorava già alla nuova maniera fiorentina.
Il Trittico di San Giovenale trascorse secoli in una piccola chiesa di campagna vicino a Cascia, con l'autore ormai dimenticato, finché nel 1961 lo storico dell'arte Luciano Berti non lo ricondusse a Masaccio. Al centro siede la Vergine con il Bambino e gli angeli, con due santi per lato. I pannelli laterali guardano ancora al Trecento, mentre il trono della Vergine è impostato secondo la prospettiva geometrica, e l'opera è spesso indicata come il più antico dipinto noto a usare questo nuovo metodo.
Dopo anni in deposito, nel 1988 fu collocato nella pieve romanica di San Pietro a Cascia, e dal 2002 è esposto nel piccolo museo d'arte sacra accanto alla chiesa, che oggi porta il nome di Masaccio. Le sale intorno custodiscono dipinti, paramenti e argenti sacri provenienti dalle parrocchie vicine, tra cui opere dei pittori fiorentini Alessandro Allori e Santi di Tito, e una stanza è arredata come lo studio di un parroco di campagna.
